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IL MICROARRAY
a cura di Annamaria Colacci, Monica Vaccari, Paola Silingardi, Wolfango Horn
 
Per determinare velocemente se un agente chimico è in grado di danneggiare l'organismo è possibile utilizzare questo protocollo, al fine di rispondere alla seguente domanda:"l'agente altera l'attività dei geni nelle cellule in modo tale da causare o riflettere un danno cellulare?"
 
1-descrizione chip a DNA 1 Disporre di un microarray o chip, contenente DNA a singolo filamento, che rappresenta migliaia di geni, ognuno disposto in uno specifico spot. Ogni spot comprende migliaia di copie di filamenti di DNA.
2-esposizione a composto e raccolta mRNA 2 Esporre le cellule al composto in esame. Poi, raccogliere l'RNA messaggero (mRNA), la copia trasferibile dei geni e stampo per la sintesi proteica nella cellula.
3 Trascrivere l'mRNA nel più stabile DNA complementare (cDNA) e marcare con sonde fluorescenti (verde il cDNA delle cellule non trattate, rosso quello delle trattate).

4 Applicare i cDNA marcati al chip. Il legame si ottiene quando il cDNA del campione trova la sequenza di basi complementari sul chip. Tale legame significa che il gene presente nel chip era attivo o "espresso" nel campione.
3-trascrizione a cDNA e marcatura con fluorocromi, 4-applicazione cDNA marcati al chip
5-esame chip nello scanner e calcolo rapporto marcature rosso/verde 5 Mettere il chip in uno scanner. Il computer calcola il rapporto di marcature rosso/verde di ogni spot (per quantificare ogni variazione di attività genica indotta dal composto) e generare la lettura
6 Osservare se esiste una modulazione a carico di geni possibilmente coinvolti in un quadro noto di danno da sostanze tossiche. Paragonare il pattern complessivo di espressione a quello già conosciuto caratteristico di danno: strette somiglianze possono deporre per una possibile tossicità del composto in esame.
Nel diagramma, ogni casella rappresenta la risposta di un singolo gene al composto.
6-verifica pattern espressione genica con quelli caratteristici di danno